Acid

17 August, 2006

Sono come un tossico a cui manca la dose quotidiana di roba.
La cerco sotto le pietre, nelle viuzze nascoste del centro, in culo alla periferia.
Ve la pago. Portatemela. Oppure vengo a prendermela io, per favore. Datemi questa beneamata dose di lei.
Ma non la trovo, cristo.
Sono in astinenza e giustifico la mia acidità con questa mancanza.
Sono un tossico, stasera. Levatevi dalle palle e lasciatemi scoppiare in questa ennesima crisi. 

Adotta una storia

16 August, 2006

Una scopata.
Per dimenticare.
Per alleviare il dolore.
Per sopportare meglio la sua assenza.
Le sue uscite con un altro.
Le sue scopate con lui.
Alla fine non serve a nulla, lo sai. Serve solo a svuotarti palle e cuore in un momentaneo stato di benessere.

Pensi che la vita deve essere così. La vita che raccontano gli scrittori che leggi spesso. Sei sicuro che lì sia il segreto della felicità: scopare, fumare, bere e godersi il silenzio della notte prima di ferragosto in compagnia di una donna. E invece non è così. O meglio, non è solo quello. Lo sai, no?

Lo sai quanto bene ti ha fatto vederla stasera, lontana cinquanta fottuti metri da te, mentre parlava al telefono. Il suo hobby, la sua passione. E lo sai quanto bene ti ha fatto scorgerla mentre spiava i tuoi movimenti, le tue buffonate e i tuoi gesti da allegrone che non sei.

Ora sei solo, al cospetto della luna e di un monitor che pare sempre sorriderti. Ti vengono in mente i soliti pensieri. Non sai quale sia la verità e cerchi di ipotizzare gli scenari più impensabili. Hai le sigarette a portata di mano. Accendine una, dai. No, non ti va. E così scrivi. Bravo.

Lei è lontana col cuore e col fisico. Però che bel culo che ha!

Perchè non possiamo riavvicinarci? Te lo chiedi, lo so. E sai anche darti una risposta da solo. L’orgoglio, la dignità e soprattutto la sua nuova relazione. Che senso avrebbe riavvicinarsi dopo essere sparita dalla sera alla mattina? Che senso avrebbe darle una chance quando è stata lei a giocarsi tutto? Nessun senso. Oppure tutti i sensi di questo mondo. No, amico, non mollare. Ce la puoi fare. Continua a fare quello che ti chiede il cuore: amarla a distanza. 

Che non è proprio come adottare a distanza un bambino ma siamo lì. Tu ti occupi di questo pupo di chissà quale buco di culo terrestre. Gli invii i soldi, chiedi informazioni sul suo stato di salute e sul suo stato civile ("Sa, le famiglie si allargano" ti dicono quelli delle associazioni umanitarie delle ONP varie). Intanto lui grazie a te fa la sua vita, vive le sue gioie e i suoi sbagli. I suoi amori vanno avanti senza di te. Mette sù famiglia e tu intanto, dall’altra parte del mondo, ti senti buono. Già, complimenti. Sei stato bravo. Un buon padre. Solo che…cosa cazzo hai vissuto? Hai visto crescere questo bambino? Lo hai consigliato sulle scelte da fare? Non hai fatto un cazzo, compare mio. Hai solo inviato soldi, ricevuto lettere e foto del pupo che intanto cresceva fino a farsi uomo.

E così è adesso. La vedi crescere, forse sbagliare e forse gioire. Ma non è la tua mano che accarezza la sua testa nei momenti peggiori.

Ha un senso tutto questo? E che cazzo ne so!

3 sigarette, una dietro l’altra…

13 August, 2006

…bagnate con una Crest in lattina che fa cacare anche il più stitico degli elefanti del circo di Moira Orfei.

Io non lo so, a volte ci provo gusto a farmi del male.
Io, Mariella e Toni sulla Ionica. Lui che guida, lei che pensa (o dorme, boh?!) e io che canto. Ma cosa cazzo c’ho da cantare? Parto prima con Eros Ramazzotti - L’aurora di cui, per la cronaca, non so nemmeno tutto il testo e mentre la luna appare timida fra le nuvole sparse a mo’ di pecorelle smarrite nel cielo nero nero nero.. - e già qui dovrei fermarmi, mettere le palle in un tritacarne e fustigarmi con un vinile dei Clash, che peraltro (non è una marca di succhi di frutta) non ho.

Non pago, decido di seviziarmi con una all’epoca appagante Sister Of Night ( by Depeche Mode). Smetto subito dopo la prima strofa, quando inizio a sentire gli occhi un pochetto umidi e quando soprattutto Toni cerca/fa finta di accompagnarmi in falsetto. 

Ho deciso: onore al carovecchiodisarmante rock.
AC/DC, giungete a me.
Angus mi fai una pippa.
Highway To Hell rimbomba nella Punto. Ma questa è solo la fottuta SS 106, mica la Route 66.

Adesso tocca al Cuba Libre darmi un bel calcio piazzato tra le chiappe e farmi stare zitto. E devo dire che ci riesce, ma solo quando siamo sotto Montescaglioso. I miei occhi, prima umidi, adesso sono mezzi aperti. Il sonno mi divora. I pensieri? Hanno già cenato.

Arrivo a casa, scorgo un po’ di macchine sulla statale. Vorrei dire a mia madre che mi faccio schifo. Devo sfogarmi pur con qualcuno, oh.
Ma no, la lascio dormire.
Dopotutto, sono solo cazzi miei.

Gusto di poesia, odore di dolore

7 August, 2006

Mi viene da riflettere. Sarà la luna piena che svetta in questo cielo d’agosto tinto dalla notte e dalle nuvole. Sarà la frescura che si abbatte, finalmente, sulla mia pelle. Fatto sta che penso al dolore e alla poesia.
Un binomio indissolubile, lo credo bene. Non ricordo chi fu a dire che la poesia nasce dal dolore. Un rapporto a tratti incestuoso, a volte torbido ma spesso e volentieri vissuto alla luce del sole.

La promiscuità della poesia e del dolore è un male necessario per chi vive di scrittura e si agita fra i taccuini sporchi di inchiostro e note scritte anche mentre si sta seduti sulla tazza del cesso. D’altronde, cosa ci spinge a scrivere un romanzo o delle poesie? Non venitemi a dire la felicità che non vi credo: quando si vivono momenti di gioia preferisci correre con l’auto per le strade della città e goderti il tramonto più schifoso del secolo. Quando trascorri momenti gioiosi con la persona che ti rende folle e assente, tutto faresti fuorchè chiuderti nella tua stanza a scrivere di lei, della sua bellezza e delle sue attenzioni. Magari le mandi un sms per dirgielo…

Senza dolore non ci sarebbero poesie e romanzi. Potremmo mai fare a meno del dolore? Potremmo mai pensare di creare dal nulla candido di una pagina un’opera scritta con la dedizione di chi ha qualcosa da cacciare fuori? Penso di no. Ammiro chi riesce a sputare fuori il proprio stato di grazia creativo attraverso una ferita che ritarda la guarigione. E’ quello che sto facendo anche io, in fin dei conti.

Non riesco a pensare la mia vita senza dolore e nemmeno piena di felicità. E’ soffrendo, ho sempre pensato, che si impara ad affrontare la vita e capirla fino in fondo.
E’ soffrendo, ho imparato, che si inizia a dare in pasto al mondo i pensieri e le parole del passato di un amore o di un qualcosa che, indistintamente, è andata via. 

Auditorium Plaza

Ho rischiato di incontrarti, stasera. Sono entrato nell’auditorium e quei ragazzi che suonavano Satisfaction mi hanno fatto dimenticare un attimo della probabilità di vederti lì, seduta in mezzo a quella gente. Il cuore ha cessato di palpitare nervosamente per qualche minuto. Grazie Rolling Stones!

Sai di cosa mi sono accorto? Di non essere ancora pronto alla scena di te che ti accompagni a un altro. Non mi va di sopportarlo. Preferisco immaginarti che esci con lui, vai chissà dove e fai chissà cosa. Sono certo che è così. Non ho dubbi. Ti conosco: non sai stare sola. Sei troppo fragile per esserlo. Ma non voglio vederlo.
E’ strana la paura che ci cattura quando siamo amanti di qualcosa che non c’è, alla fine dei conti. Inutile girarci attorno. Tu non ci sei. Sono solo io, il pezzo immortalato di quella fotografia che eravamo noi due. Sono rimasto io a cantare quel ritornello che componeva la nostra canzone. Mi dispiace, ma so che di più non avrei potuto fare. Amo i sentimenti che ho provato e che provo per te e ne ho le palle piene. Voglio tornare a sorridere degli squilli e dei messaggi di una donna. Voglio sentire questo cazzo di cuore palpitare come la gioia di un bambino in un negozio di giocattoli. Vorrei rivivere quei giorni di marzo in cui eravamo incoscienti di quello che stavamo vivendo. Ma nella lucidità di quei secondi in cui uno inizia a vedere tutto chiaro, capisco che non tornerai. Stai vivendo la tua vita e forse è giusto che sia così. Quante volte l’ho sperato, in fin dei conti? Quante volte ho desiderato che facessi le tue esperienze per capire quanto ti abbia dato la mia presenza nella tua vita? C’era un prezzo da pagare e lo sapevo benissimo. Sto quasi rimanendo al verde pur di saperti serena. Le tue lacrime invernali mi hanno fatto riflettere. Non è detto che sarei stato il meglio per te. Da nessuna parte è scritto che una mia storia debba durare per sempre.

Ce ne accorgiamo quando capita agli altri, ma quando capita a noi facciamo finta che non sia successo nulla e che le cose si sistemeranno. Invece sono passati sei mesi di silenzio e niente, tra me e te, è cambiato. Continuo a scriverne, per ora. E’ l’unica cosa che mi è permesso di fare. E’ l’unico prezzo che la mia dignità è disposta a pagare.

Matera Moonlight

6 August, 2006

Ho parlato di te. Ti ho pensata. Il primo sabato che passo in questa città da un mese a questa parte. Non ti ho cercata fra tutte le teste che occupavano la media altezza della piazza centrale. Non ho voluto farlo. Forse per orgoglio. O forse per paura di vedere accanto alla tua testa, un’altra testa ancora più vicina di quanto non possa esserlo la mia.
Mastico chewingum.
No, non mi rilassa.
Fumo una sigaretta.
Puaaah…mi fa schifo.
Così decido di iniziare a comprendere questa nostalgia. Che poi è la nostalgia di tutti quanti. Non sei tu a mancarmi quanto i miei passati sentimenti. Quelli che rivolgevo a te. Ricordo ogni minima lettera dei tuoi sms. I tuoi squilli che cambiavano l’andamento di metà mattina, meglio di un forte e scuro caffè.

E sai qual è l’aspetto tragicomico di tutto ’sto ambaradan? Che mentre io parlo e penso a te, muovi il tuo corpo fra le braccia di un altro. Derisione del destino, verrebbe da dire. Eppure lo accetto, senza patemi d’animo ma solo, a volte, con piccoli sussulti di risvegli notturni poco graditi.

Alzo la testa dal cuscino, scendo in cucina come un incursore in territorio nemico. Non mi va di accendere nessuna luce, evitando così di disturbare il sonno dei miei. Arrivo in cucina, finalmente. Riesco a scorgere chiaramente il frigorifero. Mi avvicino a lui. Gli do un’occhiata complice ma spenta. Apro lo sportello dell’elettrodomestico. Anguria. Uva. Pesche. Decido per la prima. Un pezzo va giù con avidità. Un secondo pezzo con la stessa semplicità. Al terzo chiedo rinforzi: la bottiglia dell’acqua è lì che mi aspetta con quell’aria da crocerossina. Risalgo le scale che separano i due piani della casa. Entro nella mia camera, adocchiando il letto e calcolando la giusta traiettoria per centrare l’obiettivo materasso. La finestra è aperta. Sento le auto sfrecciare sulla statale. La saracinesca è alzata. Le luci bianche e gialle di cielo e città mi invitano a calarmi in quell’assorto panorama. Guardo la luna nel buio della notte e le luci che man mano svaniscono dalle strade di periferia. E il mondo mi sorride. Dormi, piccola mia. La vera difficoltà sta nel risveglio di un mattino senza sole. Ma qui le luci, anche di sera, non mancano mica…  

Sentimenti Coerenti

5 August, 2006

Apprezzami: non ho gettato merda sulla tua immagine.
Sono anticonformista in questa città di rosiconi. Non puoi avere qualcosa e così ne parli male, peggio di quanto non avresti creduto. E invece no!
Sono coerente e voglio gridarlo su questo pezzo di carta virtuale.
Sono fedele ai miei sentimenti e voglio che tu..che voi lo sappiate.
Non una parola fuori posto, da parte mia.
Non un segno di squilibrio emozionale.

Niente parole o giudizi che pregiudicano l’idea che ho di te.

Forse ti idealizzo troppo; forse ti attribuisco difetti che hai mostrato solo con me. E magari, adesso, con un’altra persona, sei migliore. Ma sta’ tranquilla: non ti giudicherò per i tuoi errori. Do pieni poteri al tempo per stabilire le ragioni del cuore, ammesso che il cuore abbia una razionalità.

Ho scritto diverse poesie che parlano di L, nella cattiva sorte di una separazione dovuta, penso quasi forzata.
Le ho donato ciò che di più prezioso una persona innamorata possa donare alla propria amata: la libertà
Fanne buon uso. Io intanto imprigiono pensieri e parole che hanno il tuo sapore. Agrodolce. Come le tue labbra. Come la tua assenza.
E sono quasi certo che se leggessi queste pagine avresti da ridire. Mi chiederesti di lasciarti in pace, senza sapere che è quello che ho fatto da tempo.

Da quand’è che non squilla il tuo telefono?
E dimmi: da quand’è che il tuo cuore non risponde ai miei richiami?

Sono sei mesi, sei lunghi mesi di silenzio. Adesso ho bisogno di una catarsi e perdonami se magari avresti voluto una lettera in cui avrei riassunto questo periodo senza più te dentro me, ma ho una dignità da saziare e la coerenza da mantenere.
Portami un po’ di fortuna con le parole, almeno!

 

Una stella che cade non è un desiderio in frantumi

4 August, 2006

.. e stasera voglio innamorarmi, ancora una volta. Come con te.

Hai chiuso le tue porte, ramazzato lo sporco che c’era intorno a te e allora mi chiedo che ci faccio io nella tua immondizia.
Sono fatto così, L, lo sai.
Una sigaretta, un bicchiere di vino e quattro stronzate attorno a un tavolo con gli amici di sempre e parto. Brillo, affascinato dalla bellezza della notte, da una chiamata che non ti aspetti. Do in pegno un anello comprato a Budapest. A una ragazza che non mi sono mai filato. Ma stasera è diversa. Le dico che è carina e sento che davvero mi affascina. Non è bella, ma mi cattura. Passano 5 minuti. Alzo le suole, le do due baci sulle gote e vado via.

Mi manchi tanto e forse non lo sai. Mi mancano le emozioni provate con te e sicuramente non lo sai. Meno male che esiste l’alcool: ti fa capire l’essenzialità di un ricordo e la dolcezza di un’emozione che pagheresti oro pur di sentirla nuovamente vibrare le tue membra e irrigidire i nervi. 

 

The begin

3 August, 2006

La mia vita è una merda.
Baaaang.
Tutto finisce.
Ogni dolore scompare, ogni emozione tace e tutti i ricordi diventano parole e fotografie gettate su di un comodino ad accumulare polvere.
Troppo facile.
A volte scontato.
A volte fin troppo tragico.
Non è con un colpo di pistola che si uccidono i sentimenti. Quelli vagano, sai? Vagano per questa città silenziosa in una notte di agosto. E mentre tu dormi io inizio a scrivere.
Una notte ho iniziato a scrivere di te col pensiero. Li sentivo, i tasti dico, premersi a vicenda e restare un attimo sommersi, pigiati e maltrattati dalle mie dita. Ascoltavo, con distrazione, le cicale e i grilli che fuori il balcone mi invitavano ad andare a letto e posizionare su off il cervello. Ma solo adesso riporto ciò che sei su questa carta virtuale, che di anima ne ha tanta.