3 sigarette, una dietro l’altra…

13 August, 2006

…bagnate con una Crest in lattina che fa cacare anche il più stitico degli elefanti del circo di Moira Orfei.

Io non lo so, a volte ci provo gusto a farmi del male.
Io, Mariella e Toni sulla Ionica. Lui che guida, lei che pensa (o dorme, boh?!) e io che canto. Ma cosa cazzo c’ho da cantare? Parto prima con Eros Ramazzotti - L’aurora di cui, per la cronaca, non so nemmeno tutto il testo e mentre la luna appare timida fra le nuvole sparse a mo’ di pecorelle smarrite nel cielo nero nero nero.. - e già qui dovrei fermarmi, mettere le palle in un tritacarne e fustigarmi con un vinile dei Clash, che peraltro (non è una marca di succhi di frutta) non ho.

Non pago, decido di seviziarmi con una all’epoca appagante Sister Of Night ( by Depeche Mode). Smetto subito dopo la prima strofa, quando inizio a sentire gli occhi un pochetto umidi e quando soprattutto Toni cerca/fa finta di accompagnarmi in falsetto. 

Ho deciso: onore al carovecchiodisarmante rock.
AC/DC, giungete a me.
Angus mi fai una pippa.
Highway To Hell rimbomba nella Punto. Ma questa è solo la fottuta SS 106, mica la Route 66.

Adesso tocca al Cuba Libre darmi un bel calcio piazzato tra le chiappe e farmi stare zitto. E devo dire che ci riesce, ma solo quando siamo sotto Montescaglioso. I miei occhi, prima umidi, adesso sono mezzi aperti. Il sonno mi divora. I pensieri? Hanno già cenato.

Arrivo a casa, scorgo un po’ di macchine sulla statale. Vorrei dire a mia madre che mi faccio schifo. Devo sfogarmi pur con qualcuno, oh.
Ma no, la lascio dormire.
Dopotutto, sono solo cazzi miei.

Era Berlino

Un bar nella notte di Berlino, con stelle che sembrano incastonate in un foglio nero. Musica industrial sprigionatasi dai sottofondi di un club nei pressi di Potsdamer Platz. Mi sentivo quasi ammaliato da tutto questo ammasso di vetri e cupole futuristiche: "Jack, rifletto la mia vita su di un palazzo, lo sai?" gridavo concitato alla cornetta. "Si, Varg, immagino! Spero che non fracassi nuovamente le scatole ai tuoi ricordi, come quando a Vienna tentasti di acciuffare il passato nei riflessi delle finestre dell’Hofburg" rispose Jack, ironizzando sul senso di fantasia che riuscivo a trasmettergli dal telefono.

E’ come quando un flash immortala un istante di te e lo imprigiona in una pellicola.
Quella luna fatiscente su quelle finestre lucidate come diamanti creavano lo stesso effetto di mille macchine fotografiche puntate sullo stesso obiettivo ed in quel caso ero io ad essere l’oggetto della loro disputa. Una finestra-televisore che mandava in onda ciò che ero stato fino all’incontro con quella città straniera, che tanto aveva saputo offrirmi in sole due notti. Inspiravo soddisfatto lo smog teutonico mentre gustavo il mio ultimo drink sul Sony Center. L’indomani sarei rientrato in Italia, colmo di nostalgie. Quello che ero riuscito a trovare nella Berlino notturna mi era sempre sfuggito a casa mia e penso a quanto gradevole sia stato riscoprire la mia vita proprio su quel vetro, in una città da me mai visitata prima.

"Varg, svegliati..sono le 9:00..guarda che cazzo di casino c’è già sulla strada..farai ritardo, cristo !". Mi ritrovai col culo piantato nel materasso della mia casa romana, con mia sorella che mi puntava proprio in testa il ventilatore. Nessun fottuto biglietto aereo nelle mie tasche ma il vetro di quella improbabile finestra era lì, ad indicarmi la via.