Finchè eravamo giovani…

12 August, 2006

Ti viene un’illuminazione mentre cammini sul lato consumato di una strada del centro. Il pensiero è lì, chiaro e tondo, e non puoi sfuggirgli. Una canzone in testa, mezzo di litro di Coca Cola scolato e già eruttato e ti senti giù.

Hai appena vissuto un’oretta del tuo passato. Di quelle serate fatte al chiaro di luna, in mezzo a una distesa che a stento vedi. E le coppiette ti stanno vicine a chiavare per cazzi loro e tu ci prendi gusto a ridere delle cazzate che dici con amici e amiche. Finisce l’effetto dell’ennesima stronzata, forse l’ultima della serata. Poggi il culo sul cofano dell’auto e ti posizioni al meglio per scrutare il cielo. Un’ amica ti invita a esprimere un desiderio ogni volta che vedi un pezzo di stella divenire incandescente al confine dell’atmosfera. Ma a te non va. Desideri solo di rivedere riflesse nella tua mente quelle immagini che parlano di lei in maniera coerente e fin troppo esplicita. Quelle immagini che quasi portano le tue dita a toccare i tratti e i lineamenti del suo viso. Hai paura di riprovare quelle stesse emozioni per una persona estranea, che non sia lei. Che non abbia i suoi occhi e le sue labbra. Pensi che qualcosa c’è che non si sia consumata all’usura del silenzio. Si, ma cos’è? Lo sai? No.

E adesso vorrei esprimerlo, questo benedetto desiderio. Vorrei che dal mio cervello sparisse quell’idea opprimente che i tempi andati non torneranno più. Invece no, devo conviverci. Convincere la ragione che quando eravamo più giovani non pensavamo altro che dire e fare boiate di cui poter parlare, un giorno, con chi ci avrebbe accompagnato nel futuro. E mentre sono lì, sotto quella pioggia di quei frammenti stellari, smetto di ridere nel silenzio generale e il pensiero di tutto quello che ho vissuto mi fa male.

Mi fa male avere la coscienza spostata verso la convinzione che quelle risate e quelle ubriacate tra amici che ti portavano dritto in mezzo alle cosce della ragazza di turno non ci saranno più.
Non siamo più scemi e l’abbiamo capito: sognare per noi è diventato un reato e forse non c’è carcere peggiore della perdita dell’ingenuità. Conosciamo, ascoltiamo, baciamo, accarezziamo, scopiamo e lasciamo senza che la cosa ci meravigli più di tanto. 

Vorrei incazzarmi, adesso! Cazzo, certo che vorrei farlo! Ho trovato un desiderio vano in fondo a tutto quello che posso desiderare. Una voce amica nella sua testa; un sentimento a me complice nel suo cuore. Sforzatevi. Datemi una mano. Mobilitate l’esercito della coscienza. No, non possono andare così le cose. O forse sì, certo che vanno così. A volte anche peggio. A volte invece non vanno proprio e continui a vivere quel fastidioso stato di trance.