Auditorium Plaza

7 August, 2006

Ho rischiato di incontrarti, stasera. Sono entrato nell’auditorium e quei ragazzi che suonavano Satisfaction mi hanno fatto dimenticare un attimo della probabilità di vederti lì, seduta in mezzo a quella gente. Il cuore ha cessato di palpitare nervosamente per qualche minuto. Grazie Rolling Stones!

Sai di cosa mi sono accorto? Di non essere ancora pronto alla scena di te che ti accompagni a un altro. Non mi va di sopportarlo. Preferisco immaginarti che esci con lui, vai chissà dove e fai chissà cosa. Sono certo che è così. Non ho dubbi. Ti conosco: non sai stare sola. Sei troppo fragile per esserlo. Ma non voglio vederlo.
E’ strana la paura che ci cattura quando siamo amanti di qualcosa che non c’è, alla fine dei conti. Inutile girarci attorno. Tu non ci sei. Sono solo io, il pezzo immortalato di quella fotografia che eravamo noi due. Sono rimasto io a cantare quel ritornello che componeva la nostra canzone. Mi dispiace, ma so che di più non avrei potuto fare. Amo i sentimenti che ho provato e che provo per te e ne ho le palle piene. Voglio tornare a sorridere degli squilli e dei messaggi di una donna. Voglio sentire questo cazzo di cuore palpitare come la gioia di un bambino in un negozio di giocattoli. Vorrei rivivere quei giorni di marzo in cui eravamo incoscienti di quello che stavamo vivendo. Ma nella lucidità di quei secondi in cui uno inizia a vedere tutto chiaro, capisco che non tornerai. Stai vivendo la tua vita e forse è giusto che sia così. Quante volte l’ho sperato, in fin dei conti? Quante volte ho desiderato che facessi le tue esperienze per capire quanto ti abbia dato la mia presenza nella tua vita? C’era un prezzo da pagare e lo sapevo benissimo. Sto quasi rimanendo al verde pur di saperti serena. Le tue lacrime invernali mi hanno fatto riflettere. Non è detto che sarei stato il meglio per te. Da nessuna parte è scritto che una mia storia debba durare per sempre.

Ce ne accorgiamo quando capita agli altri, ma quando capita a noi facciamo finta che non sia successo nulla e che le cose si sistemeranno. Invece sono passati sei mesi di silenzio e niente, tra me e te, è cambiato. Continuo a scriverne, per ora. E’ l’unica cosa che mi è permesso di fare. E’ l’unico prezzo che la mia dignità è disposta a pagare.

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